servizio di Vincenzo Capretto © riproduzione riservata
Il Napoli cade in campionato dopo 9 mesi e 26 incontri proprio contro la sua acerrima nemica, quella Juventus dell’ex Higuain.
La partita inizia e tutto si chiedono se è veramente Napoli Juventus visti i colori delle maglie delle due contendenti, nero per i partenopei e giallo per la vecchia signora.
Pronti via e il Napoli si rende subito pericoloso con una discesa di Allan che serve appena lungo Hamsik, la Juve risponde sfiorando il goal con l’ex di turno Higuain che scatta sul filo del fuorigioco ed impegna severamente Reina. Al 13’ il momento chiave, Insigne perde palla in uscita, Dybala riparte e serve in profondità Higuain che fulmina sul primo palo Reina. Nella circostanza grosse colpe di Koulibaly che si accentra troppo lasciando libero l’argentino di infilarsi nello spazio e di Mario Rui che non riesce a recuperare. Gli azzurri ci mettono un pò per riprendersi ma minuto dopo minuto riescono a schiacciare la vecchia signora nella propria metà campo. Alla mezz’ora Insigne è il protagonista in una doppia occasione, prima impegna dalla distanza Buffon e poi lo stesso scugnizzo costringe agli straordinari l’estremo difensore bianconero con un colpo di testa sul calcio d’angolo successivo. Il tempo finisce senza ulteriori emozioni.
Nel secondo tempo il Napoli tiene il pallino del gioco creando qualche apprensione alla difesa bianconera, da segnalare nel primo quarto un tiro debole di Insigne e un bel diagonale di Callejon che finisce fuori di poco, la Juve a metà tempo si riaffaccia nell'area azzurra ed è pericolosissima, Pjanic lancia Matuidi che calcia al volo a colpo sicuro ma Reina si supera mandando in angolo. Gli azzurri ci provano ma solo con Insigne si rendono pericolosi con un diagonale che finisce fuori di poco. Per il resto tanta supremazia territoriale per gli uomini di Sarri ma nulla di più.
Diciamo subito che è stata una partita davvero brutta soprattutto pensando di essere al cospetto di due delle squadre che dovrebbero giocarsi lo scudetto. Allegri schiera una squadra accorta, umile e soprattutto maledettamente motivata, trovando, inoltre, la chiave di volta contro Sarri, 4-2-3-1 in fase di attacco e 4-4-1-1 in quella di non possesso. La Juve non fa una partita trascendentale, alla Manchester City per intenderci, ma fa la sua buona partita con una fase difensiva quasi impeccabile, si affaccia solo tre volte dalle parti di Reina oltre al goal ed è sempre pericolosa: Benatia e Higuain nel primo tempo, Matuidi nella ripresa e questo fa comprendere quanto sia stata davvero opaca la prestazione degli azzurri. Sono settimane, nonostante le vittorie, che continuiamo a sottolineare la stanchezza dei partenopei soprattutto in alcuni uomini chiave, non per caso il Napoli ha abbassato drasticamente la media goal realizzativa. Nel primo tempo errori gratuiti in continuazione e sempre in ritardo sulle seconde palle, meglio nella ripresa. Resta, invece, costante per tutta la gara la poca brillantezza e la mancanza di idee, il Napoli al momento sembra essere solo una sbiadita copia del Napoli ammirato qualche settimana e questo è la cosa che più preoccupa forse più della sconfitta in sé. Inutile dire e ridire quanto la coperta sia corta e rischia di diventare cortissima, basti pensare che oggi a sinistra ad un certo punto ci siamo ritrovati con due destri, Hysaj e Callejon. Non meno preoccupante la situazione di Insigne che probabilmente gioca con una punta di pubalgia ed Hamsik, ormai da tempo, in debito di ossigeno. In merito a quanto è stato detto la settimana scorsa sulla bontà delle rose è evidente che non possiamo chiedere la luna agli azzurri: la Juventus oggi ha sostituito Khedira con Marchisio, De Sciglio con Barzagli e per finire Cuadrado per Douglas Costa credo che basti questo per far comprendere quanto, comunque, di straordinario stanno facendo gli uomini di Mister Sarri.
Il migliore è Reina, salva su Higuain ad inizio incontro e tiene gli azzurri in partita con il miracolo nella ripresa su Matuidi. Sufficienza per Allan e Hysaj. Fioccano le insufficienze da Koulibaly a Mertens, da Hamsik a Callejon.
La preoccupazione maggiore è questa parabola discendente che il Napoli sta avendo nel gioco e nella brillantezza, urge un rimedio e forse potrebbe essere rischioso ma bisogna provare a ruotare di più i giocatori a disposizione anche se non all’altezza dei titolarissimi, prima di ritrovarci con gli uomini contati. Una battaglia è persa ma con astuzia e furbizia superando anche gli oggettivi limiti la guerra può essere ancora vinta!!
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